Se l’imprenditore paga solo chi vive come vuole lui

Proviamo ad immaginare uno scenario nel quale un industrialotto veneto, credendosi non un imprenditore, il cui scopo è fare profitto, ma un piccolo feudatario medievale, in uno slancio particolarmente illuminato, paternalisticamente abbia deciso di elargire una mensilità in più alle mamme che fanno un bambino perché “il Paese ha bisogno di culle”, la vita, la mamma ed il papà, roba del genere.

Tutti sono contenti. O quasi tutti, diciamo, perché il buon bottegaio delle Venezie dei suoi soldi può fare quello che vuole, giusto. E poi il Paese ha bisogno di bambini, lo Stato, cattivo, non ci pensa eccetera eccetera.

Questo è successo, Roberto Brazzale, 54 anni (e tre figli, ci fa sapere Repubblica), proprietario di un’industria casearia a Zané, presso Vicenza, ha emesso questo “motu proprio”.

Bene. Ora immaginiamoci un altro scenario, dove lo stesso industrialotto, spinto da tutt’altra “illuminazione”, avesse deciso di dare la mensilità in più a tutti gli immigrati assunti?

Apriti cielo! “Prima gli italiani”, e balle simili, sarebbero piovuti sulla testa del nostro bottegaio.

Si noti una cosa: Brazzale, non ha aumentato la paga a tutti i dipendenti, o a una parte di essi da contratto, ma solo, in questo caso, a chi fa figli, quindi chi si identifica in uno standard di famiglia, guadagna di più degli altri che fanno lo stesso lavoro.

Non oso pensare ai figli di eventuali coppie omosessuali.

Ma lui, ripeto, non è un feudatario, che governa per diritto divino, è un imprenditore che deve sottostare alle leggi di uno Stato.

Chi lavora per lui, deve veder ricompensato il proprio lavoro, non il proprio stile di vita, se è gradito o meno al bottegaio di turno. Allo stesso lavoro, deve essere data la stessa paga, questo è un principio base, senza balle su quanto costi avere un figlio. Essere single, costa comunque. Ci sono tante cose che costano, per una famiglia. Perché non dare soldi, allora, a chi ha un parente malato? O chi ha figli all’Università?

Pagare in modo diverso due persone che fanno lo stesso lavoro, solo in base alle scelte di vita, a casa mia, ha un nome, si chiama discriminazione.

Sul posto di lavoro, non deve esistere.

Dove sono i sindacati? Si sono fatti, anche loro, intenerire dalle foto dei bei bambini biondi del Family Day? Dov’è la magistratura? Esistono dei contratti di lavoro, esistono delle leggi.

La comunità asessuale, è una comunità composta al 70% da single. Evidentemente, una persona che vive da single, in questa inutile appendice della Città del Vaticano, che si è ridotta ad essere la nostra Repubblica, viene considerato un privilegiato, essendo, invece, la parte più debole della società, e quella più esposta allo stato di povertà.

Ma le foto dei bambini biondi del Family Day, evidentemente, riescono a convincere tutti.

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