I balletti verdi della “Iena” Filippo Roma

Nel moralissimo 1960, nella moralissima città di Brescia, allora “Leonessa d’Italia”, città, come si diceva “operosa”, scoppia, tramite il “Giornale di Brescia”, uno scandalo che riguardava un gruppo di una cinquantina di omosessuali che si incontravano ad alcune feste in una cascina fuori città.

Era, nel moralissimo 1960, nell’operosa e morale città di Brescia, l’unico modo nel quale, quella che oggi chiameremmo la “comunità LGBT+”, poteva incontrarsi.

Molti avevano la moglie “di copertura”, pochissimi erano i dichiarati.

La magistratura, iniziò ad indagare in tutte le direzioni, e da poche decine di persone, si arrivò a contarne, sul giornale locale, centinaia, tra i quali Mike Bongiorno, e gli immancabili Dario Fo e Franca Rame (accusati, in vita, di qualsiasi reato possibile), che sarebbero accusati di “coprire” il tutto con la loro notorietà. Pasolini, va da sé, venne accusato di essere l’ideologo, e colui che “traviava” la gioventù del moralissimo 1960 eccetera.

Quella che era una campagna di stampo scandalistico, diventa di stampo politico. “Il borghese”, periodico vicino all’allora MSI, lancia un attacco contro la DC, rea di “troppo permissivismo”. Si chiede alle madri di controllare le letture dei figli, ai padri di portare “foto di donne vere”, fino a “guarire” i propri pargoli portandoli da una prostituta (la legge Merlin è dell’anno precedente, la mentalità è sempre la stessa).

A sinistra, si considera ancora l’omosessualità come un “vizio borghese”, e la cosa viene amplificata, ma solo sul versante dell’anticlericalismo.

La psicosi, come si dice in questi casi, dilaga.

Si fa “outing” sul posto di lavoro a chi è possibile, si racconta di “atti di genere irriferibile, promiscuità”, nelle “lettere al direttore”, si leggono frasi (di brava gente, nella Brescia perbene del 1960) di questo tipo: “Il pubblico è interessato a conoscere chi si aggira in certi luoghi… perché certi nomi non saranno nuovi del tutto. Ed è appunto sulla certezza di quelli e di questi che si potrebbe intraprendere una campagna di isolamento ed eliminazione da parte di tutti“. Oppure, addirittura, si accusa la stessa stampa che sta montando il caso, perché questi non fanno abbastanza nomi: “il vostro silenzio pare servile perché è gente ricca in maggioranza… si lasciano gestire fior fiore di aziende a gente che da anni ed anni è nota come anormale ed il cui nome in città è motivo di barzellette, ma costoro sono ricchi“.

Vengono rovinate alcune famiglie, in un’epoca nella quale un medico “amico” che poteva far ricoverare il figlio in una struttura manicomiale, si trovava. Nella moralissima Italia del 1960, amante della Patria della Famiglia e dei bambini, era meglio un figlio “matto” che un figlio “frocio”.

Non esiste una comunità omosessuale che non sia legata all’immagine delle orge, della prostituzione, della depravazione.

Dal processo, ovviamente, non spunterà fuori nulla, o quasi.

Vennero presentate leggi per proibire l’omosessualità, anche se, queste, non vennero mai discusse in Parlamento.

Dopo quattro anni, l’Eco di Brescia, titolerà: “Finalmente ridimensionata la montatura dei balletti verdi”.

Lo scandalo l’avevano chiamato così “balletti verdi”, il nome lo coniò il settimanale scandalistico “Le Ore” (soltanto parente del giornale pornografico degli anni ‘80).

“Balletti” erano chiamati gli scandali a sfondo sessuale. “Verdi”, perché questo era il colore, all’epoca, degli omosessuali, dato dal colore del garofano che portava all’occhiello Oscar Wilde.

Proprio ai “balletti verdi”, ha fatto riferimento Leonardo Monaco di Certi Diritti, parlando del “servizio” di Filippo Roma.

L’aria che tira, è quella: le persone LGBT+ non sono, dunque, quei ragazzi che si divertono nei Pride, quelle coppie che vorrebbero una famiglia, sono (“ve l’avevamo detto”) persone anormali, dedite alla pedofilia, alle orge, al sesso a pagamento.

“Non devono avere accesso ai soldi pubblici”.

“Non devono avere luoghi di incontro aperti al pubblico”.

“Nessuno deve avere la possibilità di parlare in loro difesa, sono immorali ed indifendibili”.

“Devono stare lontani dai bambini, perché è “nostro” dovere, di persone “perbene”, timorate di Dio e che amano la Patria, salvare l’innocenza della fanciullezza. Ed ogni mezzo è lecito”. Che, poi, è la posizione tenuta dai nazionalisti russi.

La velocità con la quale l’estrema destra si è buttata sul servizio, fa pensare che tutto fosse stato concordato. Ha fatto prima la “rivendicazione” di Adinolfi, di quella, tipica, dell’ISIS dopo un attentato.

Non dobbiamo permettere a questi figuri di portarci indietro di 60 anni.

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