Il Sindaco leghista di Novara dà lezione di attivismo Lgbtqia (e nega il patrocinio)

C’è di peggio di un semplice rifiuto, da parte del Sindaco di Novara nel negare il patrocinio al Novara Pride, che si svolgerà per la prima volta nella città piemontese.

Da quanto emerge dalle dichiarazioni riportate dai giornali c’è quasi un’impronta paternalista, che è peggiore di qualsiasi omofobia che ci si possa immaginare. Le parole del Sindaco vanno, infatti, ben oltre il semplice rifiuto, supportato dalle scelte politiche che, ormai, il suo partito ha preso sul piano nazionale e locale.

“A nostro modo di vedere -dice il primo cittadino leghista Canelli- non può apportare il giusto contributo alla crescita e alla consapevolezza su problemi di questo tipo”. Anzi, l’evento potrebbe rivelarsi “addirittura controproducente rispetto alle finalità che si intendono raggiungere”.

Ovviamente, per Canelli, il Pride è “un’inutile ostentazione” (inutile ostentazione… ci sarebbe da dire molto su queste parole), e che per lui “la pubblica amministrazione possa fare meglio alla causa contro le discriminazioni sessuali non patrocinando eventi come questo”.

E, come ogni buon omofobo che si rispetti, secondo il Sindaco di Novara, “come me la pensano tanti omosessuali”.

Gli amici “omosessuali per bene”, che “non fanno queste cose” ma “girano in giacca e cravatta”, mi mancavano, onestamente. E nessuno mi ha ancora spiegato chi siano questi omosessuali che non danno fastidio, e se lo sappiano di avere così tanti amici omofobi.

Canelli Novara Pride
Il Sindaco di Novara celebra la sua elezione a Sindaco nel 2016. Si noti l’enorme numero di donne scese in piazza a festeggiare con lui.

Nella cittadina nella quale abito, si svolge ogni anno una “sagra del vino”, come quasi in ogni Comune della zona. Io sono astemio. Se venissi eletto Sindaco, mi guarderei bene dal negare il patrocinio all’evento, dicendo che “molti bevitori la pensano come me”.

Per quanto lei abbia voluto coprire la sua omofobia con discorsi solo apparentemente concilianti, le vorrei ricordare che l’elezione alla carica di primo cittadino non contempla il poter decidere delle vite degli altri.

Per cui, qualsiasi evento che non rechi danni reali all’immagine della sua città, dovrebbe godere del patrocinio del Comune. (A proposito: proprio il suo partito, a Cologno Monzese, aveva patrocinato ben di peggio di una “ostentazione folkloristica”: la rievocazione “storica” di una brigata di SS. E tanti nazisti sarebbero d’accordo a definirla “una enorme cazzata”).

Ben vengano le processioni (e lo dice un ateo), le sagre della porchetta (e lo dice un vegano), i mercatini (e lo dice uno che deve ammettere di acquistare qualsiasi cosa online) le attività di strada e tutto ciò che serve a rendere più vivibili per tutti le nostre città. I disagi provocati da questo tipo di manifestazioni, sono ripagati dal fatto che la città sia vivibile per tutti. E non solo per una parte dei cittadini (per quanto siano una minoranza) che si riconosce in queste attività.

La cosa pubblica che lei è chiamato a gestire, non le appartiene in ogni dettaglio, per un 51% preso alle elezioni. Appartiene alla comunità, a tutti, anche a coloro che non le piacciono.

In fondo, piace insistere a considerarci cittadini, in ognuna delle nostre città, anche a quelli un po’ strani, come mi onoro di essere, che adesso, avranno una ragione in più per essere a Novara il 26 maggio.

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